lunedì 25 settembre 2006

Sun Chi!

In questo gustoso articoletto, il buon Severgnini evidenzia come a volte il dialetto (nel suo caso il cremasco) superi per espressività l'italiano, e possa essere un buon sostituto, se non altro per l'effetto-shock suscitato nell'interlocutore, anche per l'inglese. Io parlo un dialetto un po' diverso, il milanese, ma non potrei essere più d'accordo. In un libro satirico uscito qualche anno fa, Curs de Lumbard per Terùn, Davide Rota mostrava come il milanese fosse a volte più sintetico e rapido oltre che dell'italiano, perfino della lingua d'Albione. "Io sono qui" in inglese si traduce "I am here", in milanese con un fulmineo: "Sun chi!".
Ma ovviamente la grande ricchezza del dialetto non è nella rapidità, ma, come ricordato sopra, nell'espressività; alcuni modi di dire, che ovviamente mi guarderò bene dal tradurre, nascono dalla saggezza popolare, ma mostrano il genio e il gusto linguistico della migliore poesia:
Invers come ona pidria, Pudè segnass cul gumbet, Fa cume l'Isacch che'l strascia i camìs per giüstà i sacch, Se la mia mamma la gh'aveva i roeudd l'era un tranvai... Il milanese è ricchissimo anche in tema di coloriti epiteti: Caneta de veder, Lendenon, Trema-coa e Pelabrocch sono solo alcuni dei più celebri.
Malmustus 'me l'asa dal camar è invece un modo di dire che mia nonna mi avrà ripetuto almeno un milione di volte (e che non ho mai sentito da nessun'altra parte): ancora oggi non so con sicurezza che diavolo sia questa "asa dal camar", ma l'espressione non perde niente della sua forza.
Mi mette un po' tristezza pensare che già oggi questo patrimonio non sia quasi più lingua viva ma solo oggetto di studio, e me ne mette tantissima sapere che nel giro di un paio di generazioni molto probabilmente scomparirà del tutto, e dovremo fagh sü una crus.

1 commento:

  1. Ma no dai... non essere cosi' pessimista... e pensare che qui io ho scoperto un'estimatore del nostro bel dialetto: il caro Manuel, collega e amico, sabato mi ha stupito con una serie di frasi in milanese da lasciare a bocca aperta (soprattutto perche' vedessi quanto suona strano in bocca a un canario!!). La migliore è stata: " L'è mej un usell in man che cent che vulan ", subito seguita da "Al par un gatt che l'ha mangià i lüsert" ... Pare che qualche anno fa ci sia stato qui a lavorare un compañero brianzolo che usava spesso la lingua natia, e siccome il nostro Manuel con gli idiomi sembra una spugna, ha ovviamente appreso l'arte e l'ha messa da parte. Si diletta anche con il livornese, pero' pare che il milanese gli gusti particolarmente, sicche' mi ha chiesto qualche lezione... credo che per Natale, se lo trovo, gli regalero' il libro di cui parli qui! ... che l'è no un terun, ma puo' tornargli utile per imparare!

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