martedì 11 luglio 2017

FilmRece: Spider-Man: Homecoming (con un breve accenno a Logan)

Stavo per scrivere il mio solito disclaimer, quando mi sono reso conto che Spider-Man è la (parziale) eccezione che conferma la regola. Intendiamoci, non sono un grande fan nemmeno di questo fumetto, ma come quasi tutti i miei coetanei sono cresciuto con i cartoni animati dell'Uomo Ragno e le sue mitiche sigle; in più, qualche numero disegnato da Todd McFarlane, ai tempi dell'università l'ho letto e apprezzato parecchio, grazie a un paio di amici, loro sì fissati con Spidey. Mi sono piaciuti i film di Sam Raimi (molto il primo, moltissimo il secondo, un po' meno il terzo); il primo dei due reboot non mi ha detto molto e il secondo non l'ho nemmeno visto. Insomma, questo per dire che qualche trascorso con l'Arrampicamuri ce l'avevo, e quindi avevo delle aspettative piuttosto elevate.
Raggiunte e superate alla grande da un film che mi è piaciuto moltissimo, sicuramente il migliore mai realizzato sull'amichevole Spider-Man di quartiere, e uno dei migliori film del MCU. Perchè, ovviamente, questo è il film che riporta a pieno titolo Spidey nell'universo Marvel, e ce lo riporta in maniera perfetta, con una storia che riprende e amplia quanto visto in Captain America: Civil War, lascia amplissime possibilità di sviluppo futuro del personaggio e, soprattutto, è interessante, divertente e coinvolgente in sè. Il tutto senza nessuna forzatura al servizio esclusivo del franchise (sì, DC, sto guardando proprio te).
Ci sono molte ragioni per cui il film mi è piaciuto così tanto, e una delle principali è che, finalmente e per la prima volta, l'attore che interpreta Peter Parker (Tom Holland, ottimo) è un adolescente credibile*, e vista la storia raccontata nel film questo è fondamentale: un attore dall'aria più matura sarebbe sembrato tremendamente fuori posto. Ci tornerò tra poco.
Un'altra ragione è lo strepitoso Avvoltoio di Michael Keaton, insieme al Loki di Tom Hiddleston, anche se per ragioni molto diverse, il miglior antagonista del MCU: un personaggio ben scritto e benissimo interpretato, con cui non è poi così difficile identificarsi e quindi ancora più angosciante.
E poi c'è la leggerezza a cui ci hanno abituato i film Marvel, che sembra fatta apposta per i dialoghi e le situazioni adolescenziali e über-nerd di questo film, probabilmente il più divertente realizzato finora dalla Casa delle Idee.
C'è un 3D, che (almeno nella sala Energia dell'Arcadia di Melzo) funziona alla grande, con almeno una scena da ginocchia molli anche per chi, come me, non soffre di vertigini.
E c'è, soprattutto, come per Logan, un film che funzionerebbe benissimo anche se il protagonista non fosse un supereroe, perchè sotto gli espedienti della trama, i virtuosismi della cinepresa, le ragnatele (o gli artigli di adamantio), racconta di temi universali. E così, se Logan è la storia di un vecchio disilluso che trova, quando non la cercava più, un'occasione di espiazione e di redenzione, questo Spider-Man racconta, prima di tutto, di un ragazzo che vuole dimostrare di essere cresciuto e di essere pronto a prendersi le sue responsabilità, delle inevitabili cadute mentre si cerca la propria strada e di come ci si può rialzare, di lealtà e di segreti.
Niente male per un film su un ragazzo in calzamaglia rossa e blu.

Spider-Man: Homecoming su IMDB:  8.1
Spider-Man: Homecoming su Rotten Tomatoes: 93%

* Anche se quando il film è stato girato aveva già compiuto vent'anni.

domenica 4 giugno 2017

FilmRece: Wonder Woman

Chiariamo subito: questo Wonder Woman è il miglior film uscito finora nel DCEU, e per distacco.
Funziona la storia, almeno fino al finale; funziona il tono, molto più leggero dei precedenti film DC e quasi da produzione Marvel; funzionano le scene di combattimento, nonostante un certo abuso di rallentatore, tipico di Zack Snyder* già dai tempi di 300; funzionano i comprimari, dalle amazzoni di Themyscira, all'improbabile squadra che accompagna Diana nella seconda parte del film, alla coppia quasi archetipica di cattivi. E soprattutto funziona Gal Gadot, che dà alla sua Wonder Woman la forza e la fierezza della guerriera, e insieme l'ingenuità e lo spaesamento della principessa vissuta per tutta la vita in un paradiso popolato da sole donne e proiettata improvvisamente nella Londra sporca, puzzolente e maschilista di inizio XX secolo. Come per il Tony Stark/Iron Man di Robert Downing, Jr. e la Katniss Everdeen di Jennifer Lawrence, casting e interpretazione perfetti.
Accennavo al finale, l'aspetto che mi ha convinto meno: non è esattamente mal realizzato o forzato, è solo che ormai quella motivazione, quella giustificazione alle proprie azioni, è un po' troppo sfruttata**, comincia a venire a noia, e non è nemmeno molto in linea con la costruzione del personaggio nelle due ore precedenti. Non rovina il film, ma me lo sarei risparmiato. Ci sono un altro paio di aspetti che non mi hanno entusiasmato, come l'introduzione e il controfinale, assolutamente inutili nell'economia del film, e inseriti per puro dovere di franchise, o come l'orrido tema musicale che ritorna, ma per fortuna sono dettagli; Wonder Woman mi è piaciuto. Molto.

(Apparentemente mi è piaciuto per i motivi sbagliati: leggendo qua e là commenti e recensioni, WW è innanzitutto una presa di posizione femminista, e apprezzarlo perchè è un film DC che finalmente funziona e perchè c'è una protagonista bellissima e perfetta nel suo ruolo è da biechi maschilisti. Il mio tifo per l'asteroide si fa sempre più sfegatato.)

Wonder Woman su IMDb: 8,3
Wonder Woman su Rotten Tomatoes: 93%

* Che qui non dirige ma produce, e sicuramente ha avuto voce in capitolo.
** Quando arriverete al punto a cui mi riferisco, lo capirete, ne sono sicuro.

martedì 30 maggio 2017

Damned if you do, damned if you don't.

Mi sto convincendo che il modo migliore di debunkare* un complottista sia di citarlo verbatim. Prima o poi sparerà una cazzata talmente enorme che qualunque persona dotata di un minimo di buon senso si renderà conto dell'inconsistenza, dell'assurdità, quando non della palese manipolazione dei fatti del controinformatore di turno.
Un ottimo esempio mi viene offerto da un video recentemente pubblicato dal solito, incomparabile Salvo Mandarà, in cui tale Angelo Terra, gestore del sito Italian Hoax Watch**, sostiene che, ovviamente, anche l'attentato di Manchester è un falso, che è stato organizzato dal Mossad, che le vittime non esistono... la solita fuffa che ormai certi soggetti diffondono dopo qualunque attentato. ll video dura poco più di un'ora, ma qui voglio citare solo due passaggi.
Per apprezzare in pieno il primo bisogna ricordare che lo sciachimista in capo Rosario Marcianò, dopo l'attentato del Bataclan aveva sostenuto, tra un cambio di versione e l'altro, che Valeria Solesin non è mai esistita perchè non esiste il suo profilo Facebook***. La tesi di Terra, se possibile, è ancora più assurda. I profili Facebook delle vittime di Manchester esistono: questo vuol dire che anche le vittime eisistono? Certo che no, vuol dire che i servizi segreti inglesi sono stati bravi a falsificarli. Giuro, non mi sto inventando niente.
Secondo passaggio: qui ricorro alle virgolette, e non aggiungo commenti, non ce n'è bisogno. Faccio solo notare che nemmeno Al Jazeera mette in dubbio la matrice dell'attentato.
 

"[...] dietro questo attentato ci sono anche giochi un po' esoterici, cabalistici [...] la cabala da un lato potrebbe essere semplicemente una rilettura rabbinica dei testi ebraici però da un altro lato potrebbe benissimo essere il legame tra il sionismo, la massoneria e il satanismo."
(A. Terra, 2017)

* Scusate l'orrido anglismo, ma ancora non esiste un'equivalente esatto in italiano. Smascherare? Rivelare? Demistificare? Sputtanare?
** Che a dispetto del nome, a suo modo geniale, è un sito che diffonde a piene mani bufale e teorie del complotto, solitamente con un vago retrogusto antisemita.
*** Seguendo questa logica, tre mie colleghe di lavoro non esistono.

domenica 21 maggio 2017

Di obbligo vaccinale e di sbroccate epocali

Poco fa ho scritto su Feisbù: "Non ho ancora letto la nuova legge sui #vaccini, quindi non la posso giudicare nel dettaglio, ma ha almeno un merito incontestabile: ha fatto definitivamente sbroccare i complottisti antivax.
(Seguirà blog. Forse.)"

Ecco, tolgo il forse ed espando un po' i miei pensieri sulla questione.
Come detto, non ho letto il testo del provvedimento*, ma solo i riassunti più o meno esaustivi che ne hanno dato i media, quindi non posso darne un parere compiuto (anche perchè non ho le competenze legali per farlo). Però, appunto, ho seguito con un misto di curiosità e di incredulità le reazioni che il decreto ha suscitato negli ambienti complottisti in genere e antivax in particolare, che come i miei dodici lettori ormai ben sanno, è una sorta di mio perverso hobby. E la reazione collettiva si può descrivere in un solo modo: una clamorosa, solenne, epocale sbroccata.
Si passa dalle obiezioni che teoricamente, in linea di principio, pourparler, sarebbero anche condivisibili, ossia quelle che hanno a che fare con la libertà di cura, alle consuete accuse a chi ha elaborato il decreto di essere al soldo di Big Pharma, dalle minacce** di ritirare i propri figli da scuola o addirittura di espatriare, fino ad arrivare a chi vede nell'obbligo vaccinale l'accelerazione del Bieko E Oscuro Piano Ti Tominazione Ti MontoTM da parte dei soliti Poteri FortiTM Satanico-Massonici.
Ovviamente, a parte qualche incomprensibile eccezione, nessuno degli sbroccanti ha una sia pur vaga competenza in ambito immunologico, virologico o genericamente medico, ma si sa, lauree e specializzazioni sono Ka$ta, e l'Istinto di una MadreTM, l'esperienza di Zio Giuseppe o quello che scrive un perfetto sconosciuto su un blog valgono molto di più di anni di studi e di fatica.
Eppure questa vicenda mi fa essere moderatamente*** ottimista: il complottismo antivax sta uscendo dalle fogne dell'Interwebs, dove è accessibile solo ai fissati come me, e sta entrando nel mainstream. E così forse si arriverà ad una massa critica di persone che si renderà conto di quanto queste persone siano pericolose, e forse, forse anche al loro ostracismo sociale, che è sempre più efficace di qualunque legge.

* Che, tanto per cominciare e tanto per evidenziare che ho già scritto un'imprecisione, non è una legge ma un decreto legge.

** O promesse?
*** Solo moderatamente, la mia opinione dell'Italiano Quadratico Medio resta piuttosto bassa.

Nero e Cromo

Finalmente ho visto la Black & Chrome Edition di Mad Max Fury Road, film che, come i miei dodici lettori ricorderanno, mi era piaciuto parecchio.
Non so se sono d'accordo con il regista, che la considera la versione migliore del film (secondo me uno dei punti di forza dell'originale è proprio la sua fotografia ipersatura e surreale), ma è sicuramente molto interessante, e conferma che Fury Road è un film scritto, raccontato e girato in maniera incredibile.
Ora sono ancora più impaziente di vedere la versione in bianco e nero di Logan*, che per fortuna uscirà sul blu ray tra poco più di un mese.

* Su Logan, e su altri film visti in sala negli ultimi mesi, ho in preparazione un post, spero di riuscire a finirlo e pubblicarlo tra poco.

lunedì 27 marzo 2017

Verbatim

Ormai credo che i miei dodici lettori l'abbiano capito: nutro un certo astio verso il cosiddetto complottismo, e con la mentalità del sospetto permanente e del disprezzo per la competenza che lo alimenta. Come per tutte le cose, l'astio suddetto segue una gerarchia: passo dal fastidio verso i negazionisti lunari o le varie incarnazioni del complottismo economico*, al furore Berserker nei confronti degli antivaccinisti e in generale delle presunte cospirazioni a sfondo medico.
Le scie chimiche hanno una collocazione a parte: credo siano la più delirante, la più sconclusionata, la più assurda tra tutte le teorie del complotto, e proprio per questo sono una cartina di tornasole utilissima: chi ci crede, e ci crede davvero, è ormai impermeabile a qualunque tentativo di ragionamento logico, e va lasciato ai suoi deliri, sperando solo che non faccia troppi danni. Vado a dimostrarlo lasciando la parola agli sciachimisti medesimi.
Tutto quanto segue è tratto, verbatim, da un recente video di Tommix, uno dei più noti e più versatili complottisti italiani**, in cui, con indubbia abilità di montaggio e altrettanto indubbio talento recitativo, si spiega che cosa sono, e, finalmente, anche a che diamine servono le scie chimiche. Se, come spero, quanto segue vi provoca ilarità e un certo qual disagio nel pensare che ci sono persone che prendono per vere queste cose e votano, sono orgoglioso che facciate parte dei miei dodici lettori. Se, invece, queste citazioni e il resto del video vi sembrano convincenti e illuminanti, vi prego, stracciate immediatamente la vostra tessera elettorale.

[...] ecco a cosa sono servite le scie chimiche in tutti questi anni: sono le armi psicotroniche che hanno contribuito con i sistemi HAARP, con le telecomunicazioni digitali televisive e telefoniche a determinare gli strumenti di controllo interno all'uomo. Se non ve ne siete ancora accorti, ci hanno scatenato la guerra dentro. Siamo affetti da disturbi elettrici che ci portano a una ormai visibile narcosi di massa [...]

Queste armi chimiche contengono nanoparticelle metalliche che noi respiriamo e ingeriamo e che vanno a costituire una rete elettrica artificiale che si sovrappone alla nostra per inibire la vitalità umana attraverso una sindrome da adattamento graduale. [...] Queste armi diminuiscono infatti l'elettronegatività, che ci permette di assorbire protoni dal nostro habitat e quindi energia, vitalità. Più di vent'anni di atmosfera metallica stanno compromettendo la nostra ghiandola pineale, organo vicino al centro del cervello che ha la capacità di trasformare delle vibrazioni in impulsi elettrici. Il fine indotto dalla diffusione di nanoparticelle è quello di costituire in noi un sistema piezoelettrico artificiale.


* Correnti mirabilmente riassunte nella figura tragicomica dell'Onorevole Carlo Sibilia.
** Mica cazzi.

lunedì 9 gennaio 2017

Dieci anni di àiFon

Mi sono reso conto solo qualche ora fa che dopo il ventennale della mia presenza in Rete di ieri, oggi si celebra un anniversario appena più rilevante: il decennale dell'iPhone.
Non sono un fanboy Apple: non ho mai posseduto nulla della casa di Cupertino*, e anzi, ho sempre ritenuto i loro prodotti ottimi ma con un rapporto qualità/prezzo troppo sbilanciato dal marketing per essere interessante. Credo però che basti essere un minimo obbiettivi per ritenere il primo iPhone il marchingegno tecnologico più rivoluzionario dell'ultimo quarto di secolo. Si parla spesso, e spesso a sproposito di cambiamento di paradigma, ma dieci anni fa è successo esattamente questo: nell'istante stesso in cui è stato presentato ha reso obsoleta un'intera categoria di dispositivi, e ha costretto tutti i concorrenti a inseguire (in alcuni casi a copiare spudoratamente, come Samsung) o morire, come Nokia. Non è un'esagerazione dire che dieci anni fa con l'iPhone è nato lo smartphone come lo intendiamo oggi, e poche cose hanno cambiato la nostra vita quotidiana come quel parallelepipedo di plastica, vetro e silicio che ormai (quasi) tutti abbiamo in tasca.
Quindi, anche da un distaccato ma curioso osservatore quale ritengo di essere: buon compleanno, àiFon!

* Con l'eccezione di un Macintosh Classic trovato nella discarica del mio paese perfettamente funzionante (anche se privo di mouse e tastiera).

domenica 8 gennaio 2017

Vent'anni sull'Interwebs

Esattamente vent'anni fa, l'8/1/1997, attivavo il mio primo abbonamento a Internet e mandavo la mia prima email. Ho un computer dal 1990 e avevo già avuto qualche assaggio della Grande Rete a casa di amici già connessi, o grazie ai Cd che permettevano mezz'ora di accesso gratuito* e che all'epoca si trovavano in allegato alle riviste di informatica, ma con un abbonamento mio avevo finalmente la possibilità di navigare quando volevo, per quanto volevo, senza vincoli e senza dipendere da altri. O meglio: visto che all'epoca si pagavano circa 250.000 Lire all'anno per l'abbonamento** e 127 Lire (più IVA) ogni 400 secondi di connessione e visto che quando il modem era connesso a Internet non si poteva usare il telefono, potevo navigare più o meno per un'oretta al giorno, a partire dalle 18:30 (quando cominciava la tariffa serale, più economica), prima che le urla dei miei genitori sospendessero le mie prime scorribande nel cyberspazio.
È quasi inutile sottolinearlo, ma la Rete era molto, molto diversa da quella attuale:
  • la velocità di connessione erano i 28,8 o i 33,6 Kbit/secondo della normale linea analogica e Internet in mobilità era fantascienza;
  • Safari (rilasciato nel 2003), Firefox (2004) e Chrome (2008) non esistevano: il browser più diffuso, usato da circa il 75% degli utenti, era Netscape Navigator; Internet Explorer, con la versione 3, stava appena iniziando a diventare un'alternativa credibile;
  • non esisteva Google, che sarebbe stato lanciato solo nel settembre di quell'anno; i motori di ricerca che andavano per la maggiore erano Yahoo! e l'ormai defunto AltaVista;
  • non esistevano nè Facebook (2004), nè Twitter (2006) e in effetti non esisteva nemmeno il concetto di social network;
  • non esisteva YouTube (2005) e comunque la banda disponibile avrebbe reso impossibile lo streaming di video; 
  • non esistevano Blogger (1999) e Wordpress (2003), anzi, non esisteva nemmeno la parola "blog", e se si voleva pubblicare qualcosa, si apriva una pagina su GeoCities, e bisognava conoscere almeno un minimo di Html;
  • non esistevano Napster (1999), eDonkey/eMule (2000/2002) o Bittorrent (2001), e il primo software per riprodurre file mp3 era stato rilasciato meno di un anno e mezzo prima;
  • non esisteva Wikipedia (2001).
Eppure, quella Rete pionieristica, lenta e scomoda, sembrava un miracolo, forse ancora più di quella ubiqua, velocissima e smart di oggi. Ricordo che parlando con un mio professore dell'epoca gli dissi che ero convinto che a ogni generazione tocca in sorte una rivoluzione, e che Internet era la nostra. Pensandoci bene ne sono convinto ancora oggi.
 
* Gratuito nel senso che si pagava solo la telefonata necessaria alla connessione, vedere più avanti.
** Le prime connessioni senza abbonamento, in cui si pagava solo il tempo di connessione, sarebbero arrivate nel 1999, anno del primo vero boom di Internet in Italia.