lunedì 9 gennaio 2017

Dieci anni di àiFon

Mi sono reso conto solo qualche ora fa che dopo il ventennale della mia presenza in Rete di ieri, oggi si celebra un anniversario appena più rilevante: il decennale dell'iPhone.
Non sono un fanboy Apple: non ho mai posseduto nulla della casa di Cupertino*, e anzi, ho sempre ritenuto i loro prodotti ottimi ma con un rapporto qualità/prezzo troppo sbilanciato dal marketing per essere interessante. Credo però che basti essere un minimo obbiettivi per ritenere il primo iPhone il marchingegno tecnologico più rivoluzionario dell'ultimo quarto di secolo. Si parla spesso, e spesso a sproposito di cambiamento di paradigma, ma dieci anni fa è successo esattamente questo: nell'istante stesso in cui è stato presentato ha reso obsoleta un'intera categoria di dispositivi, e ha costretto tutti i concorrenti a inseguire (in alcuni casi a copiare spudoratamente, come Samsung) o morire, come Nokia. Non è un'esagerazione dire che dieci anni fa con l'iPhone è nato lo smartphone come lo intendiamo oggi, e poche cose hanno cambiato la nostra vita quotidiana come quel parallelepipedo di plastica, vetro e silicio che ormai (quasi) tutti abbiamo in tasca.
Quindi, anche da un distaccato ma curioso osservatore quale ritengo di essere: buon compleanno, àiFon!

* Con l'eccezione di un Macintosh Classic trovato nella discarica del mio paese perfettamente funzionante (anche se privo di mouse e tastiera).

domenica 8 gennaio 2017

Vent'anni sull'Interwebs

Esattamente vent'anni fa, l'8/1/1997, attivavo il mio primo abbonamento a Internet e mandavo la mia prima email. Ho un computer dal 1990 e avevo già avuto qualche assaggio della Grande Rete a casa di amici già connessi, o grazie ai Cd che permettevano mezz'ora di accesso gratuito* e che all'epoca si trovavano in allegato alle riviste di informatica, ma con un abbonamento mio avevo finalmente la possibilità di navigare quando volevo, per quanto volevo, senza vincoli e senza dipendere da altri. O meglio: visto che all'epoca si pagavano circa 250.000 Lire all'anno per l'abbonamento** e 127 Lire (più IVA) ogni 400 secondi di connessione e visto che quando il modem era connesso a Internet non si poteva usare il telefono, potevo navigare più o meno per un'oretta al giorno, a partire dalle 18:30 (quando cominciava la tariffa serale, più economica), prima che le urla dei miei genitori sospendessero le mie prime scorribande nel cyberspazio.
È quasi inutile sottolinearlo, ma la Rete era molto, molto diversa da quella attuale:
  • la velocità di connessione erano i 28,8 o i 33,6 Kbit/secondo della normale linea analogica e Internet in mobilità era fantascienza;
  • Safari (rilasciato nel 2003), Firefox (2004) e Chrome (2008) non esistevano: il browser più diffuso, usato da circa il 75% degli utenti, era Netscape Navigator; Internet Explorer, con la versione 3, stava appena iniziando a diventare un'alternativa credibile;
  • non esisteva Google, che sarebbe stato lanciato solo nel settembre di quell'anno; i motori di ricerca che andavano per la maggiore erano Yahoo! e l'ormai defunto AltaVista;
  • non esistevano nè Facebook (2004), nè Twitter (2006) e in effetti non esisteva nemmeno il concetto di social network;
  • non esisteva YouTube (2005) e comunque la banda disponibile avrebbe reso impossibile lo streaming di video; 
  • non esistevano Blogger (1999) e Wordpress (2003), anzi, non esisteva nemmeno la parola "blog", e se si voleva pubblicare qualcosa, si apriva una pagina su GeoCities, e bisognava conoscere almeno un minimo di Html;
  • non esistevano Napster (1999), eDonkey/eMule (2000/2002) o Bittorrent (2001), e il primo software per riprodurre file mp3 era stato rilasciato meno di un anno e mezzo prima;
  • non esisteva Wikipedia (2001).
Eppure, quella Rete pionieristica, lenta e scomoda, sembrava un miracolo, forse ancora più di quella ubiqua, velocissima e smart di oggi. Ricordo che parlando con un mio professore dell'epoca gli dissi che ero convinto che a ogni generazione tocca in sorte una rivoluzione, e che Internet era la nostra. Pensandoci bene ne sono convinto ancora oggi.
 
* Gratuito nel senso che si pagava solo la telefonata necessaria alla connessione, vedere più avanti.
** Le prime connessioni senza abbonamento, in cui si pagava solo il tempo di connessione, sarebbero arrivate nel 1999, anno del primo vero boom di Internet in Italia.

sabato 31 dicembre 2016

(cit.)

"È più facile ingannare la gente che convincerla che è stata ingannata." (Mark Twain)

"È un bene che gli abitanti della nazione non capiscano abbastanza il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo facessero, credo che ci sarebbe una rivoluzione prima di domattina." (Henry Ford)

"Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato via anche con mazze e pietre." (Sandro Pertini)

Cos'hanno in comune queste tre frasi? Almeno due cose. La prima: sono molto citate, solitamente con aria compiaciuta e molti punti esclamativi di contorno, sul web complottista, filo-grillino e anti-sistema in genere. La seconda: sono tutte e tre false. 
La domanda "Ma perchè diavolo ti preoccupi della corretta attribuzione di tre frasi diffuse in Rete?" è legittima, ma il fatto è che io, da che mi ricordi, ho sempre avuto la passione per le citazioni. Le frasi argute, i motti di spirito, le osservazioni fulminanti che in poche parole riescono a stupire, a divertire, a cambiare la prospettiva sul mondo, mi hanno sempre affascinato, continuano a farlo, e mi sembra come minimo corretto che quando si cita qualcuno, lo si citi con un minimo di accuratezza. 
Vista la mia età, ho esercitato questa mia passione in due epoche e con due modalità ben distinte: prima e dopo l'avvento dell'Interwebs*. Prima sono stato un accanito consumatore di florilegi e dizionari di citazioni, nonchè un devoto lettore del geniale "Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano" e dei numerosi seguiti. Dopo, come in tanti altri ambiti, è cambiato tutto. E, come in tanti altri ambiti, a un aumento enorme della disponibilità e della facilità di reperimento si è affiancato un aumento enorme della fuffa, ossia, in questo caso, di citazioni errate, attribuite alla persona sbagliata o addirittura inventate di sana pianta. 
Non sorprende che spesso questa fuffa venga diffusa da ambienti complottisti o affini al complottismo: in fondo da chi non verifica le fonti parlando di cospirazioni per sterminare l'umanità, non ci si può aspettare l'accuratezza filologica di andare a cercare il vero autore di una frase.
Ad esempio, le citazioni di Twain** e Ford*** in apertura, particolarmente amate dai complottisti di corrente signoraggista/sovranista**** sono, nella migliore delle ipotesi, delle riformulazioni fatte da terzi di concetti vagamente simili espressi dai due presunti autori, mentre la paternità di quella di Pertini è stata smentita direttamente dalla Fondazione a lui intitolata.
Purtroppo, anche quando viene dimostrata la falsità, o almeno l'errata attribuzione di una citazione, la sua circolazione non diminuisce, se non in maniera minuscola. Le reazioni tipiche quando, come mi è capitato, si fa notare l'errore e lo si corregge con tanto di fonti, sono piuttosto prevedibili e piuttosto scoraggianti: "[presunto autore] non l'avrà detto, ma lo pensava"; "[presunto autore] non l'avrà detto, ma il concetto resta valido"; "non l'avrà detto [presunto autore], ma l'ha detto [presunto altro autore, altrettanto sbagliato]"; "non hai niente di più importante a cui pensare?"; "fatti i cazzi tuoi".
Eppure, per quanto marginale, credo che si tratti dell'ennesima spia di un modo di pensare che vedo sempre più diffuso e che francamente mi spaventa: il rifiuto della competenza, l'esaltazione del dilettantismo e dell'approssimazione, la refrattarietà ad accettare fatti che contrastino con le prprie opinioni già formate. In politica, quest'anno va di moda parlare di post-truth, in altri ambiti, da sempre, lo si è chiamato antiscienza.

(Piesse: avevo iniziato a scrivere questo post qualche settimana fa, ed è solo una coincidenza che l'abbia finito oggi. Approfitto per fare ai miei dodici lettori gli auguri per un 2017 che sia - come minimo - migliore di questo 2016 che sta finendo. Non dovrebbe essere difficile.)

* Ossia, per me, gennaio 1997. In data opportuna verrà pubblicato post (auto)celebrativo.
** In originale "It's easier to fool people than to convince them that they have been fooled."
*** In originale "It is well enough that people of the nation do not understand our banking and monetary system, for if they did, I believe there would be a revolution before tomorrow morning."
*** A cui prima o poi ho intenzione di dedicare un post: è una delle branche del complottismo più divertenti e più strampalate; purtroppo è anche piuttosto tecnica, quindi è richiesta un po' di preparazione.