domenica 28 aprile 2013

Film(mini)Rece: Iron Man 3, con una divagazione sui prossimi film in uscita al cinematografo

L'ho visto ieri al solito Arcadia di Melzo, in un 3D che francamente non ha aggiunto molto al film*, e mi è piaciuto moltissimo: si pone appena sotto il primo della serie, e un po' sopra il secondo (lo so, nella mia micro-recensione a caldo di Iron Man 2 dicevo che mi era piaciuto più di Iron Man, ma visioni successive di entrambi mi hanno fatto cambiare idea).
Come mia abitudine eviterò qualunque spoiler, dicendo semplicemente che la storia è un po' più fantascientifica rispetto ai due precedenti episodi (non che questo sia un difetto, intendiamoci), che Ben Kingsley nei panni del Mandarino è fantastico, che ci sono alcune sequenze memorabili - una su tutte, visibile anche nel trailer, l'arrivo della squadriglia di armature - e che alcuni sottili indizi mi fanno pensare che originariamente per il film fosse prevista un'uscita natalizia.
Il cambio di regista mi spaventava un po', ma il nuovo arrivato Shane Black è riuscito a mantenere l'equilibrio perfetto tra azione e humor dei primi due film, probabilmente aiutato dalla sua esperienza di scrittore per Arma Letale e per quel capolavoro misconosciuto che è Last Action Hero.
E sicuramente aiutato da Robert Downey Jr, che ormai veste i panni di Tony Stark con una facilità e una profondità che raramente ho visto**: ormai Stark È RDJ e se la Marvel ha intenzione di girare altri film con Iron Man farebbe bene ad assicurarsi che l'attore sia soddisfatto del proprio contratto.

Venendo alla divagazione, in questa seconda parte di 2013 sono in uscita una quantità smodata di film da vedere.
Innanzitutto Pacific Rim, di Guillermo del Toro e Rush, di Ron Howard. Il primo parla di mega-robot che vengono costruiti per scongiurare un'invasione di letali mostroni alieni (e come può qualcuno cresciuto con Goldrake e Jeeg non amare a prescindere un film del genere?); il secondo racconta la stagione F1 del 1976, e della rivalità tra Niki Lauda e James Hunt (e come può qualcuno cresciuto con il mito della Ferrari non amare a prescindere un film del genere?).
E poi Star Trek - Into Darkness con Benedict "Sherlock" Cumberbatch, World War Z***, Hunger Games - La ragazza di fuoco, Elysium di Neill "District 9" Blomkamp, Wolverine - L'immortale, Kick-Ass 2, Thor - The Dark World, il remake di Carrie con Chloe Moretz, L'uomo d'acciaio di Zack "300" Snyder, Ender's Game e la seconda parte dello Hobbit****. Un anno che si preannuncia notevole. E costoso.

Iron Man 3 sull'IMDb
Iron Man 3 su Rotten Tomatoes


* A parte un paio di Euri al costo del biglietto.
** Di recente la Katniss Everdeen di Jennifer Lawrence, nel bellissimo Hunger Games.
*** Lo vedrò sicuramente, ma sono della vecchia scuola Romeriana, non mi abituerò mai agli zombie veloci.
**** Contando anche Iron Man 3, Pacific Rim e Rush sono 14 titoli, di cui solo 5 che non sono sequel, remake o reboot. Lascio ad altri le considerazioni sullo stato generale di Hollywood.

lunedì 25 marzo 2013

Magdi Cristiano Allam lascia la Santa Madre Chiesa

La notizia mi ha scosso nel profondo: Magdi Cristiano Allam lascia la Chiesa perchè non ne condivide la posizione sull'Islam.
O Sommo Rasputin, qual è il tuo illuminato pensiero su questa fondamentale questione?



Ancora una volta grazie, Maestro, per le tue sagge parole.

lunedì 4 febbraio 2013

Film(micro)Rece: Lincoln

Appena visto Lincoln (sempre siano lodate le screener copy dei film candidati all'Oscar*). Film che vedo poco adatto al pubblico italiano, che in media ha già la nausea della politica nostrana, figuriamoci se si sorbisce due ore e mezza di intrighi successi a un oceano di distanza e centocinquant'anni fa. Comunque bellissimo, con un Daniel Day-Lewis sontuoso: un'interpretazione da vedere rigorosamente in originale coi sottotitoli. E in questo caso non è la mia solita talebanità: basta confrontare il trailer originale con quello italiano per rendersi conto che non necessariamente un ottimo attore come Pierfrancesco Favino è anche un buon doppiatore.


Lincoln sull'IMDb
Lincoln su Rotten Tomatoes

* Prossimi titoli pronti da vedere: Django Unchained, Argo, Zero Dark Thirty e Silver Linings Playbook.

domenica 3 febbraio 2013

Fim(mini)Rece: Les Misérables

Premessa: il musical non sarà mai il mio genere cinematografico preferito. Alcuni mi piacciono moltissimo (Phantom of the Paradise, Jesus Christ Superstar, Moulin Rouge!, The Rocky Horror Picture Show), ma faccio fatica a superare il fatto che - per parafrasare Robert Burns - in un musical, quando qualcuno viene pugnalato alla schiena, invece di morire, canta. Che posso dire: è un mio limite.
Detto questo, Les Misérables mi è piaciuto. Emozionante, a tratti commovente, enfatico il giusto senza mai sconfinare nell'eccessivamente pomposo, con (ovviamente) grandi canzoni e (meno ovviamente) grandi interpretazioni d'attore. Non mi hanno convinto del tutto le prestazioni canore di Russel Crowe e Helena Bonham Carter, mentre Hugh Jackman e Anne Hathaway sono semplicemente perfetti.
Venendo meno ad un mio autoimposto principio, sono andato a vedere il film senza aver finito il libro*, ma a parte le linee generali della storia credo che le due opere abbiano ben poco in comune; mi sarà comunque difficile d'ora in poi immaginare Jean Valjean con una faccia diversa da quella di Hugh Jackman.
La scelta di registrare dal vivo tutte le canzoni, e di aggiungere solo in seguito le orchestrazioni, adattandole alle interpretazioni degli attori** ha pagato: le esecuzioni sono spontanee, a volte sporche, ma efficacissime. Il solo di Anne Hathaway, I Dreamed a Dream, entrerà nella storia del musical per la sua disperazione e la sua intensità.
Per finire una brevissima considerazione sulla versione italiana. Le canzoni sono ovviamente in inglese e sottotitolate; visto che costituiscono almeno il 95% del film, chi è il genio che ha avuto l'idea di doppiare le pochissime parti parlate? In più di un'occasione si ha l'effetto straniante di sequenze intere in inglese con una o due battute in italiano che più che aiutare a seguire la storia, confondono per il cambiamento improvviso delle voci. Io, i miei dodici lettori lo sanno bene, sono un talebano delle versioni originali, ma in questo caso anche la mia consorte, che invece non ama particolarmente i sottotitoli, è stata infastidita dalla scelta. Che ci voleva a lasciare in inglese anche quei cinque minuti di parlato? Mah.

Les Misérables sull'IMDb
Les Misérables su Rotten Tomatoes

* Lo sto leggendo, parallelamente ad altri titoli, dal settembre scorso, e sono ancora intorno alla metà. 
** Di solito le canzoni vengono registrate in studio, e gli attori, in un certo senso, si auto-doppiano quando recitano le scene.

giovedì 29 novembre 2012

Un anno (e un po') di libri elettronici

[Nota: avevo iniziato a scrivere questo post un paio di mesi fa, ma poi era finito del dimenticatoio a prendere polvere. Visto che le considerazioni che facevo non sono cambiate, lo integro e lo pubblico ora.]

Da qualche giorno ho finito il primo libro cartaceo dopo più di un anno di ebook, e l'occasione mi sembra propizia per fare un bilancio un po' più approfondito, rispetto al mio primo post sul tema, della mia esperienza con il libro elettronico. Comincio subito col dire che i (pochi) dubbi che avevo espresso allora sono svaniti: il fatto stesso che per più di un anno non abbia preso in mano un libro in carta e ossa è parecchio indicativo.
Credo tuttavia che ancora per parecchi anni inchiostro elettronico e inchiostro tradizionale convivranno tranquillamente. Per la più semplice delle ragioni, che è poi anche quella per cui sono tornato a prendere in mano un libro old style: non tutto è ancora disponibile in formato digitale. Ad esempio, per limitarsi ai libri sulle missioni lunari, non esistono versioni elettroniche, ufficiali o meno, di Carrying the Fire (bellissima autobiografia di Michael Collins, astronauta di Apollo 11 - il "primo libro cartaceo" di cui parlo all'inizio di questo post), nè di Apollo 13 di Jim Lovell, nè del fondamentale A Man on the Moon di Andrew Chaikin.
Ho scritto "ufficiali o meno" perchè moltissimi titoli di cui non esiste un'edizione digitale realizzata direttamente dalla casa editrice sono comunque disponibili in versioni amatoriali. La qualità di queste ultime è molto variabile: alcune sono a malapena leggibili, con errori nel testo e nessuna formattazione*; altre non hanno nulla da invidiare alle uscite autorizzate, quando non sono addirittura migliori. I libri di Harry Potter, ad esempio, sono stati pubblicati in ebook solo a marzo di quest'anno, ma già da tempo circolavano bellissime versioni realizzate dai fan.
Un altro limite dei lettori ebook, almeno di quelli con tecnologia e-ink (ossia, per quanto mi riguarda, gli unici veri lettori ebook), è che i formati epub e mobi, basati su Html, non sono granchè adatti alla riproduzione di testi con immagini, grafici o tabelle, o anche solo con note a piè di pagina o colonne; come conseguenza molti titoli, in particolare di saggistica, sono difficilmente riproducibili in digitale**.
Detto questo, e cercando di non ripetere quanto dicevo l'anno scorso (bit = velocità, leggerezza, praticità etc. etc.), i benefici della digitalizzazione libresca sono stati e sono - almeno per me - enormi. Non considero nemmeno l'immane quantità di denaro che ho risparmiato da quando ho comprato il mio PRS-650, anche perchè una quota di questo risparmio deriva, come accennavo prima, dall'essermi procurato versioni non ufficiali di titoli non altrimenti disponibili in ebook***.
Un vantaggio che non avevo considerato è la facilità con cui ora posso indulgere in una delle mie passioni di lettore: saltare di libro in libro. Da un anno a questa parte ho in lettura almeno due libri contemporaneamente, di solito un romanzo e un saggio, e passo con disinvoltura da uno all'altro a seconda del tempo a disposizione, della concentrazione o semplicemente dell'umore. Tenendo conto che gli ultimi due libri che ho letto in parallelo sono stati I Miserabili (milleduecento e passa pagine) e il primo volume di The Civil War: A Narrative di Shelby Foote (poco meno di mille), è facile capire che con i volumi cartacei l'impresa sarebbe stata quanto meno poco pratica.
In più, la disponibilità di migliaia di titoli a poco prezzo o addirittura gratis (perchè l'autore decide di pubblicare le sue opere sotto licenza Creative Commons o perchè le suddette opere sono disponibili attraverso canali più o meno illegali) e la velocità con cui è possibile ottenere un libro digitale hanno enormemente ampliato la mia biblioteca virtuale. Ora leggo una recensione convincente, cerco il libro, lo trovo, lo scarico e nel giro di cinque minuti è disponibile nel mio ereader. Credo di avere scoperto più scrittori in quest'anno e poco più di ebook**** che negli ultimi cinque o dieci anni di libri cartacei.
Un altro aspetto che non avevo considerato e che mi sta entusiasmando, è che si è rotto il rapporto quasi sacro con l'oggetto libro. Un ebook, oltre ad esssere leggero-pratico-veloce-copiabile è anche modificabile. Ovviamente non mi sognerei mai di riscrivere parti di un libro (anche se mi è capitato di correggere errori di traduzione), ma posso cambiare l'impaginazione o la copertina: in un certo senso posso scegliere il contenitore che più mi piace per il contenuto, che è in fondo la parte che conta davvero. Una citazione che la Rete attribuisce, senza fonti, a Douglas Adams dice: "Lovers of print are simply confusing the plate for the food".
Ho realizzato anche che la lettura di un ebook è molto più privata di quella di un libro cartaceo. A meno che qualcuno non si metta a sbirciare sopra la mia spalla e riconosca il testo, quello che sto leggendo è affar mio e solo mio. Devo ammettere che la cosa mi è tornata comoda quando ho letto Twilight (e tornerà ancora più comoda quando deciderò di farmi del male con Fifty Shades of Grey), ma un po' mi mancano gli sguardi invidiosi di quando leggevo i libri di Harry Potter appena usciti in inglese o quelli curiosi e un po' preoccupati suscitati da alcune mie letture del passato, come Stecchiti - Le vite curiose dei cadaveri o Pride and Prejudice and Zombies.
Due parole sul mio lettore. Confermo tutto quanto di positivo ho scritto l'anno scorso, e anche di più: specialmente con il firmware alternativo PRS+ è un ereader davvero ottimo; l'unico punto in cui devo rivedere il mio precedente giudizio è sull'assenza di connettività. Almeno il wi-fi sarebbe assai comodo.
Infine, un'osservazione generale: questo 2012 è stato probabilmente l'anno in cui l'ebook è passato anche qui in Italia da curiosità per smanettoni a oggetto di uso comune. Lo dimostrano il consistente aumento di persone dotate di libro elettronico che si incontrano su treni e metropolitane, e soprattutto la discesa vertiginosa dei prezzi: i 249 Euri pagati per il mio PRS-650 a giugno 2012 mi permetterebbero di comprare oggi 3.15 Kindle base, 1.93 Kindle Paperwhite o 1.57 Sony PRS-T2.

* C'è da dire che avendo corretto e risistemato diversi titoli che mi interessavano sono diventato piuttosto bravo a utilizzare Sigil.
** A meno di non utilizzare il formato pdf, che permette una riproduzione perfetta del testo ma ha una serie di altri vincoli e limitazioni che non sto ad analizzare qui.
*** Senza contare che ho scaricato, gratuitamente e senza il minimo senso di colpa, centinaia di libri che già  possiedo in versione cartacea.
**** Ernest Cline, Carl Sagan, Nick Harkaway, Christopher Hitchens, Suzanne Collins, Mira Grant, Paolo Bacigalupi, John Scalzi, lo stesso Shelby Foote ricordato prima, Henning Mankell, Jo Walton... senza contare quelli che ho scaricato e che sono ancora in lista d'attesa, come Cory Doctorow, Naomi Novik o Kelly Link.

domenica 18 novembre 2012

...e lo sguardo dritto e aperto nel futuro

Nel giro di ventiquattr'ore mi sono capitate sott'occhio due immagini (una via facebook e una via reddit) che secondo me spiegano meglio di cento discorsi l'arretratezza del nostro Paese, o almeno della nostra politica.

Una mostra le quattro più alte cariche della Repubblica Italiana (più il segretario generale del Quirinale) durante un incontro, svoltosi presso il Quirinale medesimo, per decidere le modalità del voto prossimo venturo.


Ho fatto due conti: l'età media dei presenti in questa foto è esattamente di 70 anni: il più giovine è Fini, con i suoi soli 60 anni, mentre Napolitano, con le sue 87 primavere, è il più stagionato.
Inoltre, come ho letto da qualche parte a commento della foto, tutto, dal tappeto agli arazzi, dalla pianta di ficus (simbolo del potere) ai mobili, dalle pose alle espressioni, sa di vecchio, di muffa, di Ancien Régime. Non c'è traccia di un computer portatile, uno smartphone, un tablet.* Quasi sorprende che ci sia una lampada elettrica e non un candelabro.

L'altra foto mostra il Presidente degli US of A nello Studio Ovale con la ginnasta McKayla Maroney, durante un incontro con la squadra reduce da Londra 2012.


Oltre a vincere due medaglie olimpiche, la simpatica fanciulla è diventata una semi-celebrità sull'Interwebs per la foto lì sotto, che ha immediatamente dato origine a un meme** di durata piuttosto effimera ma di discreta intensità.


Non considero nemmeno il fatto che Obama sia nove anni più giovane del più giovane italiano nella prima foto: la cosa che mi ha fatto riflettere è che il Presidente degli Stati Uniti d'America si sia prestato a scherzare su un meme, il che implica che lo conoscesse (o almeno che qualcuno del suo staff glie l'avesse fatto conoscere).
 
Qualcuno dei miei dodici  lettori riesce ad immaginare un politico italiano, uno qualunque, in una situazione remotamente paragonabile? Io, sinceramente, no. Da noi al massimo c'è il concorso via Twitter per vincere il Formaglione.


* Mi sorge un dubbio: ci sarà il wi-fi al Quirinale?
** Do per scontato che tutti i miei dodici lettori sappiano cos'è un meme, naturalmente.

sabato 10 novembre 2012

Inutile comunicazione di servizio

Come da titolo, aggiornamento inutile giusto per avvisare i miei dodici lettori che sì, questo blog è ancora vivo, anche se è più di un mese che non ci scrivo nulla.
In effetti avrei anche un paio di post già quasi pronti, ma per un motivo o per l'altro non sono ancora riuscito a finirli e a pubblicarli.
Non temete, prima o poi ce la farò.