domenica 9 marzo 2014

Critica e critici

Questa mattina, su Radio Popolare* ho sentito un critico che, sostanzialmente, ha detto che se non ti piace La grande bellezza è perchè non lo capisci, perchè sei un ignorante brubru che rutta a tavola, si mette le dita (dei piedi) nel naso e non è in grado di riconoscere La Vera Arte Del Cinematografo**. Il fatto che qualcuno possa, semplicemente, avere gusti diversi, non l'ha minimamente sfiorato.
Mi è tornata in mente un'altra recensione, sempre sentita su RadioPop, qualche mese fa, in cui si parlava di Avengers. Ci avevo anche scritto tre quarti di post, ma per qualche motivo non l'avevo mai finito. Le (parolona) riflessioni che facevo all'epoca mi sembrano ancora valide:

[Inizio post d'epoca]
Avvertenza: se siete tra le ventisette persone che ancora non hanno visto Avengers, provvedete prima di continuare la lettura, temo che qua e là qualche spoiler mi scapperà.

Radio Popolare, domenica mattina. Un critico cinematografico del Fatto Quotidiano, di cui mi sfugge il nome, recensisce The Avengers. Tesi di partenza: The Avengers è un blockbuster (orrore!), peggio, è un blockbuster AMERICANO (anatema!), ergo è un film di merda. Non ricordo i dettagli della recensione, ovviamente negativa, e ovviamente tutta tesa a dimostrare l'assunto di cui sopra, ma il finale era qualcosa di questo genere: "il film è un simbolo dell'isolazionismo americano perchè i supereroi fronteggiano la minaccia aliena chiudendo il portale da cui arrivano gli invasori".
Dopo aver smesso di ridere, mi sono venute in mente un paio di considerazioni.
La prima: come affronterebbe un'eventuale invasione aliena il nostro baldo recensore? Dibattiti? Tavole rotonde? Interrogazioni parlamentari? Comitati paritetici di discussione?
La seconda: ho spesso l'impressione che certa critica (specialmente italiana, specialmente di sinistra) si ostini a valutare la narrativa popolare, e uso il termine narrativa per indicare libri e film, ma anche serie Tv, fumetti e videogiochi, utilizzando parametri completamente sballati. È come se un critico gastronomico desse una valutazione negativa a McDonald's perchè non ci mangia bene come da Savini, o se una rivista di arredamento criticasse i mobili dell'Ikea perchè sono realizzati peggio di quelli di un ebanista veneziano. Nelle immortali parole del poeta: grazie al cazzo.
In certi film, o in certi libri, è inutile cercare profonde riflessioni sul senso della vita, o sofferte introspezioni alla ricerca della radice del male nell'uomo contemporaneo e poi incazzarsi perchè non se ne trovano. Sono opere create per un altro fine: per raccontare una storia che appassioni, che coinvolga, che entusiasmi, che commuova, che diverta. Francamente, non mi sembra poco. Se un film (mi ripeto: o un libro, un fumetto, un videogioco) riesce a rapirmi per un paio d'ore, a farmi dimenticare le mie mille piccole preoccupazioni, a farmi uscire dalla sala con un sorriso, a farmi versare qualche lacrima, per quanto mi riguarda si è guadagnato i soldi del biglietto, e anche di più. E se qualche profondo messaggio sulla condizione umana filtra attraverso le maglie della narrazione, bene; ma se così non è, bene lo stesso.
[Fine post d'epoca]

Ora: io non sono un critico, però non sono nemmeno una di quelle persone che sputano sulla critica e la ritengono inutile perchè tutti i gusti sono gusti e tutti i pareri contano allo stesso modo. Per citare ancora il poeta: un par di palle. L'opinione di un esperto (d'arte, di cinema, di musica barocca, di pittura rinascimentale, di cucina fusion portoghese), vale sicuramente più della mia di semplice appassionato/osservatore/lettore/spettatore; detto questo, e con il massimo rispetto per chi spende anni studiando un argomento, rivendico il sacrosanto diritto di avere gusti differenti senza sentirmi dare dell'ignorante. Ho sufficienti strumenti intellettuali da riconoscere che La grande bellezza è un film oggettivamente importante, recitato benissimo e fotografato meglio, che veicola un messaggio non banale sulla decadenza della società contemporanea; detto questo, soggettivamente lo trovo pretenzioso, didascalico e mortalmente noioso. Mutatis mutandis, un po' come I Miserabili, che dopo più di un anno di lettura a macchia di leopardo sto finendo in questi giorni: è un capolavoro, non ci sono dubbi, ma è anche troppo lungo di almeno quattrocento pagine e a tratti è francamente palloso come il bugiardino di un farmaco antiacne. E secondo me un'opera d'arte che non invoglia alla sua fruizione, almeno a un certo livello, ha fallito.


* Radio che apprezzo molto, ma che solitamente nel recensire libri & film si concentra un po' troppo sui mattoni polacchi minimalisti di autori morti suicidi giovanissimi.
** Ovviamente, essendo un critico, ha usato altri termini, credo che a un certo punto abbia detto anche "il dipanarsi rapsodico della vicenda", ma il concetto di base era quello. 

3 commenti:

  1. Ciao, anche noi siamo molto appassionati di cinema. Vieni a visitarci sul nostro blog
    www.ohrizzonti.blogspot.com

    Oh!Rizzonti!

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  2. la sera che in tv davano La grande Bellezza ero contenta, perchè avevo da stirare, poi però mi è scappato il gatto e quindi il film non sono riuscita a vederlo. Forse è un film che va metabolizzato, non è immediato. L'Arte invece credo che dovrebbe essere immediata.

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