sabato 8 dicembre 2018

GoodreadsRece: Shirley Jackson - The Haunting of Hill House

I had this book in my "to-read" list since I read about it in Danse Macabre , which means at least twenty years. Now that I read it, I'm not really sure if I consider it a masterpiece like Uncle Steve does, or merely a very, very good book. I fully recognize its importance in the genre and beyond, I was seriously creeped out in a couple of occasions (and it doesn't happen so easily), I loved the writing, the characters development & the subtext... but for some reason, it didn't blow my mind as I expected it would. Perhaps I was just expecting a little too much.
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Avevo questo libro nella mia lista di titoli "da leggere" da quando ne lessi in Danse Macabre , il che significa almeno vent'anni. Ora che l'ho letto, non sono sicuro se lo considero un capolavoro, come lo Zio Steve, o semplicemente un libro molto, molto bello. Riconosco in pieno la sua importanza, nel suo genere e non solo, un paio di punti mi hanno fatto venire la pelle d'oca (e non mi capita così facilmente), mi sono piaciuti tantissimo la scrittura, lo sviluppo dei personaggi e il sottotesto... ma per qualche ragione non mi ha completamente rapito come mi aspettavo che facesse. Forse avevo solo delle aspettative un po' troppo alte.


Voto: 4 su 5
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sabato 24 novembre 2018

GoodreadsRece: J.R.R. Tolkien - Beren and Lúthien

These are tough lines for me to write, because I idolize Tolkien, and this book just isn’t his equal. The tale of Beren and Lúthien is one of the most moving and most important of Tolkien’s Legendarium, but this book, in its effort to trace the linguistic and narrative evolution of the story, is too fragmented to be a coherent narration, and not thorough enough to be a literary essay. Granted, Tolkien’s prose (somewhat less his poetry) is always a pleasure to read, even in its earliest and less refined stages, but this book doesn’t offer much else.
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Per me è difficile scrivere queste righe, perché idolatro Tolkien, e questo libro, molto semplicemente, non è alla sua altezza. La storia di Beren and Lúthien è una delle più commoventi e più importanti dell’intero Legendarium Tolkieniano, ma questo libro, che tenta di ripercorrerne l’evoluzione linguistica e narrativa, risulta troppo frammentato per essere una narrazione coerente, e non abbastanza approfondito per essere un saggio letterario. D’accordo, la prosa di Tolkien (un po’ meno la sua poesia) è sempre un piacere da leggere, anche nelle sue versioni più vecchie e meno rifinite, ma questo libro non offre molto di più.


Voto: 3 su 5
Beren and Lúthien su Goodreads

GoodreadsRece: Hans Rosling - Factfulness

I am extremely wary of books that offer easy interpretations of the world's complexity, and easy solutions to its problems. This one promises neither, but delivers something much more honest, and probably much more useful: a way of looking at the world based, as much as possible, on facts; and a different way of looking at ourselves and at our biases. The facts tells us that the world is, usually, a much better place than we think, and it keeps getting better; our biases, while deeply rooted in every one of us, can be overcome, or at least recognised and taken into account when we pass judgements. Factfulness is optimistic without being naive, eye-opening without being preachy: one of the best non-fiction books I’ve read in a long time.
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Sono molto diffidente verso i libri che offrono facili interpretazioni della complessità del mondo, e facili soluzioni ai suoi problemi. Factfulness non fa promesse del genere, ma fornisce qualcosa di molto più onesto, e probabilmente molto più utile: un modo di guardare il mondo basato, per quanto possibile, sui fatti; e un modo diverso di guardare a noi stessi e ai nostri preconcetti. I fatti ci dicono che il mondo, di solito, è un posto molto migliore di quanto pensiamo, e continua a migliorare; e possiamo superare i nostri preconcetti, sebbene radicati in ognuno di noi, o come minimo, possiamo riconoscerli e imparare a tenerne conto quando giudichiamo qualcosa. Factfulness è ottimista senza essere ingenuo, illuminante senza fare prediche: uno dei migliori saggi che abbia letto negli ultimi anni.

Voto: 5 su 5
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martedì 6 novembre 2018

GoodreadsRece: Stephen King - Elevation e Laurie

Nota: doppia mini-recensione per Elevation, romanzo (molto) breve uscito il 30 ottobre e per Laurie, racconto scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale di King dal 17 maggio.

Elevation

One of the things I hate most when reading fiction is the author shoehorning his political or social views in the tale, even if they are views I share. King, in this short novel (extremely short, for his standards), comes dangerously close to doing just that, and only his mastery of the craft of writing saves him. That said, Elevation is an uplifting (pun definitely intended) story of change and acceptance, not really horror, but definitely supernatural, with one of the most bittersweet ending I have ever read. (A personal aside: as a very, very amateur runner, I really enjoyed all the Turkey Trot sequence, and if it wasn't for his 71 years and his 1999 accident, I'd bet Uncle Steve is a runner too.)
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Una delle cose che odio di più quando leggo fiction, è l'autore che infila a forza le sue opinioni politiche o sociali nella storia, anche quando sono opinioni che condivido. King, in questo romanzo breve (brevissimo, per i suoi standard), ci va pericolosamente vicino, e solo la sua maestria nel mestiere di scrivere lo salva dal caderci in pieno. Detto questo, Elevation è una storia ottimistica (il gioco di parole funziona decisamente meglio in inglese) di cambiamento e accettazione, non horror, ma sicuramente soprannaturale, con uno dei finali più dolceamari che abbia mai letto. (Una nota personale: sono un runner (ormai anche in italiano pare si dica così) molto, molto dilettante, e mi è piacuta moltissimo tutta la sequenza della Corsa del Tacchino; se non fosse per i suoi 71 anni e per il suo incidente del 1999, scommetterei che anche allo zio Steve piace correre.)


Laurie

I don't think I'm physically capable of not liking, at least at some level, something written by Stephen King. Even this short story about a grieving man and his new dog, while not even close to the best things King wrote, is very readable, has relatable and credible characters, and have a few genuinely spooky moments. Not bad for a 20-pages freebie.
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Credo che per me sia fisicamente impossibile non apprezzare, almeno per qualche aspetto, qualcosa scritto da Stephen King. Anche questo racconto su un uomo in lutto e il suo nuovo cane, sebbene non si avvicini nemmeno alle cose migliori scritte da King, è estremamente leggibile, ha personaggi credibili e realistici, e un paio di momenti davvero inquietanti. Non male per una ventina di pagine regalate.


Voto, per entrambi, 3 su 5
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mercoledì 24 ottobre 2018

GoodreadsRece: Roberto Burioni - Balle mortali

Per questo suo terzo libro divulgativo, il prof. Burioni abbandona quasi del tutto l'argomento dei vaccini, a cui è dedicato solo un capitolo, per affrontare più in generale quello delle bufale mediche, delle pseudomedicine, delle presunte cure miracolose, delle supposte panacee. Dalla nuova medicina germanica (non merita le maiuscole) alla "cura" Di Bella; dal siero Bonifacio a Stamina, il prof. illustra con un linguaggio chiaro e accessibile, e smonta con dati, numeri e studi alcune delle più incredibili balle mediche diffuse negli ultimi decenni. Il tono è molto più pacato di quello delle blastate a cui il prof. ci ha abituato sui social, ma a tratti traspare la furia di un medico nei confronti di quei suoi colleghi che abusano del loro ruolo e della fiducia che da esso deriva per ingannare e illudere persone vulnerabili perché spaventate (furia che peraltro condivido in pieno, anche se non sono medico). Libro calorsamente consigliato, con un solo difetto: è troppo, troppo breve. Avrei letto volentieri altre trecento pagine di storia e analisi delle Balle mortali; ma è anche vero che la storia della medicina è una delle mie passioni, quindi forse non faccio molto testo.

Voto: 4 su 5
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domenica 21 ottobre 2018

GoodreadsRece: Marco Malvaldi - A bocce ferme

Lo confesso: non leggo i gialli di Malvaldi per scoprire il colpevole. O perlomeno, non solo per quello. Li leggo per tornare al BarLume e per incontrare di nuovo Ampelio, Aldo, Pilade e il Rimediotti, per gustarmi i loro bisticci e le loro arguzie; per controllare come stanno Tiziana e le sue puppe, e, sebbene con interesse decisamente minore, anche Marchino e i suoi tatuaggi; e, ovviamente, per ritrovare Massimo e Alice, improbabile e verissima coppia di investigatori molto sui generis. Questo non significa che il caso da risolvere, anzi, in questo libro, i casi da risolvere, uno vecchio di cinquant'anni e uno fresco di giornata, non mi coinvolgano, e anzi, forse più che in altre occasioni, la risoluzione collettiva del mistero in questo A bocce ferme è assai soddisfacente. Al solito, la scrittura di Malvaldi è scorrevolissima e complice, con il suo orecchio sopraffino per il parlato e la quarta parete che crolla, o almeno si incrina, spesso e volentieri. Insomma, un libro che mi è piaciuto molto, e che mi ha lasciato con la solita domanda che mi faccio ogni volta che finisco un racconto del BarLume: quando esce il prossimo?

Voto: 4 su 5
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giovedì 18 ottobre 2018

GoodreadsRece: Philip Reeve - Mortal Engines

I read this book, which I have to admit I had never heard about, mainly to prep for the upcoming movie, but I was glad to find it an extremely pleasant reading. One of the best opening sentences I have ever read, "It was a dark, blustery afternoon in spring, and the city of London was chasing a small mining town across the dried-out bed of the old North Sea", threw me right in the middle of a dystopic steampunk future of cities on wheels and treads that hunt and eat each other like predators and preys. With this premise, it’s not surprising that the whole world building is amazing, but there is more to the book: the plot is both an exciting, swashbuckling adventure and a journey of painful and wonderful self-discovery for the main characters, and the writing is crystal clear and essential, with hardly a wasted word. Moreover, even if it's the first book of a series, it's completely self-contained, and it tells a whole story and not just a first act, so, in the unlikely case you won’t want to continue the tale of the Predator Cities, you won’t be left hanging.
Oh, the final sentence is really good too, if a little naive, but of course I won't quote it here.
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Ammetto che ho letto questo libro, di cui non avevo mai sentito parlare, principalmente per prepararmi al film che uscirà tra poco, ma l’ho trovato una lettura estremamente piacevole. Uno dei migliori incipit che abbia mai letto, "Era un pomeriggio buio e ventoso di primavera, e la città di Londra stava inseguendo un piccolo villaggio di minatori nel letto asciutto del vecchio Mare del Nord"*, mi ha catapultato dritto nel mezzo di un distopico futuro steampunk in cui le città si muovono su ruote e cingoli, e vanno a caccia le une delle altre come predatori e prede. Con una premessa del genere, non sorprende che tutte le ambientazioni del libro siano fantastiche, ma c’è molto di più: la trama è insieme un’avventura eccitante e un viaggio di dolorosa e meravigliosa scoperta di sè stessi da parte dei protagonisti, e la scrittura è essenziale e cristallina, senza una sola parola di troppo. In più, anche se è il primo libro di una serie, è una storia autoconclusiva e non solo un primo atto; così, nell’improbabile caso in cui non vogliate continuare la saga delle Città Predatrici, non rimarrete in sospeso.
Oh, anche l’ultima frase del libro è davvero bella, anche se forse un po’ ingenua, ma ovviamente non la citerò qui.

*Traduzione a cura del Vostro Affezionatissimo, non sono riuscito a mettere le mani su una copia in italiano.


Voto: 4 su 5
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mercoledì 10 ottobre 2018

Del perchè leggo (soprattutto) in inglese

Ho visto di recente un paio di video su YouTube in cui una BookTuber (credo si dica così) spiegava ai suoi seguaci perché legge libri in inglese. Come al solito li stavo tenendo di sottofondo mentre facevo altro, quindi non garantisco di avere colto tutti i dettagli, ma mi sembra che le tre ragioni principali fossero:
  • il prezzo solitamente più basso delle versioni inglesi;
  • il ritardo nella pubblicazione delle traduzioni italiane;
  • le copertine più brutte e in generale la qualità inferiore delle edizioni nostrane, spesso meno curate degli originali.
A parte le copertine, che rientrano negli insindacabili gusti personali*, mi sembrano ragioni estremamente valide, in particolare la prima; ma per me, non sono quelle principali. Quindi, perché leggo in inglese? In ordine sparso:
  • Perché posso. Mi rendo conto che può sembrare una spacconata, ma è forse la ragione più importante. La lettura per me è sempre stata, ed è tuttora, un piacere; se leggere in inglese fosse uno stress, molto semplicemente non lo farei. Quando ho iniziato*** avevo già delle discrete basi linguistiche, ma ero molto più lento di adesso (ed estremamente più lento rispetto all'italiano). Nonostante questo, non c'è mai stata vera fatica, solo la sfida piacevole di migliorarmi, e di rinunciare gradualmente al supporto della traduzione o del dizionario.
  • Perché non tutto si trova tradotto. In alcuni ambiti, in effetti, quasi nulla si trova tradotto: per limitarmi ad uno che conosco abbastanza bene, se si vuole leggere qualcosa sulla storia del programma Apollo, con pochissime eccezioni, si deve leggere in inglese. Per fare un altro esempio, solo una ventina circa degli oltre quaranta libri del ciclo di Discworld sono stati tradotti e pubblicati in italiano.
  • Perché è l'unico modo per leggere davvero quello che l'autore ha scritto. Tradurre è un'attività nobilissima ma ogni traduzione, anche la migliore immaginabile, è inevitabilmente diversa dal materiale di partenza. Ad esempio, in Head On, che ho finito da poco, John Scalzi riesce a non esplicitare mai il genere del/della protagonista/narratore/narratrice. In inglese, con qualche magheggio, l'ambiguità è possibile; in italiano, come è evidente anche solo dal profluvio di "/" della frase qui sopra, no. Qualunque scelta farà il traduttore italiano, il libro risultante non sarà quello che l'autore voleva, e in un aspetto non marginale.
  • Perché l'inglese, nelle mani giuste, è una lingua bellissima.
* Anche se il confronto tra il Gandalf di John Howe e qualunque cosa sia il soggetto della copertina italiana nell'immagine là sopra** è impietoso.
** Grazie mille a Mauro, che me l'ha fornita.
*** Con una certa regolarità dalla fine degli anni '90 o giù di lì.
**** "Solo" per modo di dire, ovviamente.