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Riassunto 2025

Il 2025 sta finendo, il 2050 è più vicino del 2000, e io potrei ripetere parola per parola quello che scrivevo come introduzione al post finale dell'anno scorso. Non lo faccio e mi limito a inserire il link alla pagina Goodreads con il riassunto del mio anno libresco, e a rimandarvi all'etichetta fine anno qui di fianco (o qui sotto, se leggete da mobile) per i post degli anni precedenti, dal 2021 al 2024.
Anche quest'anno, purtroppo, ho aggiornato troppo poco il blog (e quindi ci sono pochissime recensioni "lunghe"); ho scritto forse qualcosa di più sui social, in particolare su Reddit, ma è uno scrivere diverso, e ancora non voglio rinunciare del tutto a questo spazio. Vedremo come andrà il 2026.

Comunque: 44 libri finiti in questo 2025 agli sgoccioli, e altri 3 in lettura, per un totale, a oggi, di 12.897 pagine; meno Stephen King dell'anno scorso, più corti (ho un po' barato per arrivare al mio solito totale di 42 titoli, lo ammetto), molte conferme di autori che già conoscevo, e qualche notevole scoperta.

Ho riletto, dopo un'eternità e per la prima volta in inglese, Thinner, l'ultimo libro pubblicato da Stephen King come Richard Bachman prima che lo pseudonimo venisse rivelato: probabilmente è il più maturo dei Bachman Books, tesissimo, al confine tra thriller e horror, e con uno dei migliori finali della sua produzione. Gli preferisco comunque The Long Walk, letto l'anno scorso (qualche mese fa è uscito il film tratto da quest'ultimo, e l'ho appena visto: buono, con un ottimo Mark Hamill).

Thinner è stato il primo libro finito nel 2025. Il primo iniziato quest'anno, dopo il solito giro di consigli su Feisbù, è stato Pista nera, di Antonio Manzini, primo volume della serie su Rocco Schiavone, vicequestore Romano de Roma trasferito in punizione ad Aosta per avere pestato i piedi al potente sbagliato. L'ultimo libro finito nel 2025 è stato invece La costola di Adamo, secondo volume della serie. Mi sono piaciuti entrambi: gialli ben scritti e ben costruiti, scorrevoli ma non banali, con un protagonista che ricorda molto il Dott. Gregory House: eccezionale nel suo lavoro, parecchio stronzo, con un problema di dipendenza da sostanze (le tre cose non sono correlate, nè per House nè per Schiavone), ma a cui è impossibile non voler bene. Nel 2026  prevedo di proseguire con le indagini del vicequestore.

Visus chiude (?) la trilogia di Falcinelli sulle cose che vediamo e su come interpretarle: dopo i colori di Cromorama e le immagini di Figure, si parla di visi, della loro rappresentazione e dei loro significati. E anche in questo caso, un oggetto apparentemente semplice si rivela molto, molto complesso e molto affascinante, con svariate chiavi di lettura e suggestioni dalla psicologia, dalla storia (dell'arte), dal marketing, dalla moda. Mi pare superfluo aggiungere che anche Visus è da leggere rigorosamente su carta. 

Confermo il giudizio più che positivo sui gialli geriatrici della serie The Thursday Murder Club, di Richard Osman (quest'anno ho letto The Man Who Died Twice, The Bullet That Missed e The Last Devil to Die). La componente whodunit rimane, ed è sempre appassionante, ma questi libri si leggono soprattutto perché ci si affeziona ai protagonisti e al loro mix estremanente britannico di understatment e humor, alla loro incoscienza da settuagenari, e al loro tentativo di trovare legami, bellezza e significato anche nell'ultimo pezzo della loro vita. Questo senso di avvicinamento alla fine è particolarmente evidente nel quarto libro The Last Devil to Die: non entro nei dettagli, ma uno dei personaggi soffre di una forma progressiva di demenza, e alcune delle pagine in cui se ne parla mi hanno sinceramente commosso. Nel 2026 leggerò anche il quinto libro della serie, finora l'ultimo pubblicato, ma spero che ne arriveranno altri.

Emily St. John Mandel si conferma una delle scrittrici più affascinanti e più incatalogabili che ho scoperto di recente. The Glass Hotel parla di alta finanza, di fiducia tradita, di legami famigliari da cui non riusciamo a liberarci nemmeno a continenti di distanza, della possibilità di reinventarci continuamente e dell'essere comunque sempre fuori posto e, ovviamente, di un Hotel, in cui si incrociano, imprevedibilmente, storie e vite. Insieme a Never Let Me Go, il libro più bello letto quest'anno.

Nuclear War: A Scenario, della giornalista Annie Jacobsen, descrive (appunto) uno dei numerosi scenari possibili per l'inizio di una guerra nucleare: il lancio di un singolo missile verso gli Stati Uniti e le reazioni che questo provoca. Da figlio della guerra fredda l'ho trovato uno dei libri più spaventosi che abbia mai letto. E questo non tanto per la descrizione (comunque terrificante) degli effetti che avrebbe un'esplosione nucleare in una città come Washington DC, quanto perché mostra come la catena di comando USA, quindi, in ultima analisi, il Presidente, avrebbe pochi minuti per prendere, sotto una pressione inimmaginabile, decisioni che letteralmente potrebbero uccidere centinaia di milioni di persone e obliterare la civiltà umana così come la conosciamo. E come se non bastasse, al momento il Presidente USA è Trump.
(L'ottimo A House of Dynamite, di Kathryn Bigelow, anche se non è basato direttamente sul libro di Jacobsen, racconta una situazione molto simile. Quasi certamente non avrà lo stesso impatto che ebbe sulla mia generazione The Day After, ma dovrebbe averlo.)

Dopo anni di recensioni adoranti (e, come al solito ben più influente, il consiglio di un'amica), mi sono finalmente deciso a leggere L'amica geniale, e lo posso dire: le recensioni adoranti avevano ragione. Ed è un peccato che, a partire dalle copertine, venga percepito come un libro da donne. Intendiamoci: è una storia molto femminile, narrata da una donna, e il cui cuore è il rapporto lungo una vita tra due donne, ma i temi che affronta (amicizia, amore, onore, scoperta di sè, emancipazione) sono i mattoni con cui ognuno, uomo o donna, costruisce il suo posto nel mondo. È insieme uno dei libri più duri e più dolci che abbia mai letto, con due protagoniste indimenticabili. Sicuramente nel 2026 proseguirò la lettura con i romanzi successivi.

Vertigine e La dieta termodinamica non hanno nulla in comune, se non il fatto che sono scritti da un autore e un'autrice, entrambi scienziati e divulgatori, che seguo e apprezzo da anni; ma, appunto, ho conosciuto Beatrice Mautino e Dario Bressanini per il loro ottimo Contro Natura, e tendo sempre a considerarli (e a sperare che facciano di nuovo qualcosa) insieme.
Detto questo: Vertigine parla del rapporto complicato tra razionalità, paura e  speranza che si innesca quando si viene colpiti da una malattia, o quando ne viene colpita una persona a noi vicina, e indaga sia le molte eccellenze mediche per la cura di patologie rare, sia le troppe false promesse che spesso vengono fatte a una persona malata o un caregiver.
La dieta termodinamica affronta invece il gigantesco tema delle diete (d'oh), di come tutte debbano fare i conti con una semplice, ineludibile legge fisica (se assumiamo più calorie di quante ne consumiamo, ingrassiamo; se ne assumiamo meno, dimagriamo), e di come, nonostante questo, dimagrire sia tutt'altro che semplice.
Sono due libri brutalmente onesti ma estremamente umani, e non è un equilibrio facile.

The Overstory, di Richard Powers (autore che non avevo mai nemmeno sentito nominare, nonostante una carriera lunga quarant'anni, con quattordici romanzi pubblicati e decine di premi) è un libro diverso da qualunque cosa abbia mai letto, in cui gli alberi non fanno da sfondo alle vicende dei protagonisti umani, ma sono, come minimo, co-protagonisti. A volte arriva pericolosamente vicino al diventare un pamphlet ambientalista, ma si ferma sempre appena in tempo, e si salva comunque con una scrittura favolosa. È un romanzo ambizioso e complesso, che si muove su due scale temporali: quella delle vite umane, misurata in anni, e quella delle vite degli alberi e delle foreste, misurata in secoli. Non lascia la voglia di rileggerlo a breve, ma è affascinante.

Infine, una brevissima citazione per Goldrake dalla A alla U, del sociologo Marco Pellitteri, autore anche di Mazinga Nostalgia, mastodonte in due volumi che ho intenzione di iniziare presto. È un testo di livello universitario che parla, per citare il sottotitolo (e la sigla), della Sentinella nel blu, analizzandone, tra l'altro, l'origine, gli accordi che portarono al suo arrivo in Italia e l'(enorme) impatto culturale. Lettura non semplicissima, ma, per uno che con Goldrake ci è letteralmente diventato grande, avvincente.

Ho letto anche altro, ma direi che può bastare così. Buon 2026, come sempre vi auguro di leggere buoni libri, frequentare buone persone, mangiare buon cibo. Decidete voi l'ordine di priorità.

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