venerdì 11 luglio 2014

Di citazioni cinematografiche e gap generazionale

Oggi, parlando con tre colleghe, di età variabile tra i 26 e i 29 anni, mi è partita l'intramontabile citazione "Il suo è culo, la mia è classe, caro il mio coglionazzo". Tutte e tre mi hanno guardato come se mi fossi messo improvvisamente a parlare in gaelico. Una persona normale avrebbe continuato la conversazione e dimenticato tutto nel giro di cinque minuti; io, essendo io, mi sono messo a rimuginare, e il frutto delle mie rimuginazioni sono queste righe. 
Credo che un episodio come questo sia un esempio perfetto di come sia cambiata, negli ultimi anni, la modalità di fruizione dei media. Mi spiego meglio: non credo esista un mio coetaneo* maschio** che non avrebbe riconosciuto immediatamente le immortali parole del Dott. Cav. Conte Diego Catellani. Anzi, con ogni probabilità avrebbe - correttamente - risposto con "Al trentottesimo "coglionazzo" e a quarantanove a due di punteggio...". Questo perchè la mia generazione è cresciuta condividendo, in grandissima percentuale, i riferimenti mediatici: i canali televisivi erano pochi, i videoregistratori erano ancora prodotti di lusso, l'Interwebs non esisteva e quindi film, telefilm, spettacoli e cartoni animati erano gli stessi per tutti. Uno dei rituali delle mattine scolastiche, almeno fino ai primi anni di liceo, era il commento collettivo della puntata del tal cartone o del talaltro telefilm. Di più: in alcuni casi, la forza della condivisione era talmente forte che non c'era nemmeno bisogno di aver visto lo show di cui tutti parlavano per assorbirne, almeno in parte e quasi per osmosi, gli elementi principali. Io, ad esempio, non ho mai visto una sola puntata dei Visitors durante la loro trasmissione originale del 1986, ma la celeberrima (e, vista con gli occhi di oggi, incredibilmente malfatta) scena di Diana che ingoia il topo mi è stata raccontata talmente tante volte che quando finalmente ho recuperato la serie con la mia metà vent'anni dopo, la conoscevo già a memoria***.
Basandomi sul mio (limitatissimo) campione statistico, oggi questo non avviene più. L'aumento vertiginoso delle fonti a disposizione, e la facilità con cui si può accedere pressochè a qualunque film / telefilm / cartone animato / manifestazione sportiva / documentario / talent show del mondo via web, fa sì che ognuno crei il suo palinsesto personalizzato: il mio lunedì sera, ad esempio, fino al mese scorso era dedicato a Game of Thrones. Per chi ha anche solo dieci o quindici anni meno di me, probabilmente questa è la norma, e poter vedere solo quanto passa sulla televisione generalista è un concetto alieno quanto la radio a galena o la bachelite.
Chiariamo: almeno in quest'ambito non sono un nostalgico e l'ho già scritto; poter vedere Game of Thrones, Sherlock, QI e Top Gear quando e dove voglio è uno dei motivi per cui adoro l'Interwebs. Però credo che questa perdita - parziale, futile, trascurabile - di riferimenti comuni sia un po' triste, e che una parte - parziale, futile, trascurabile - dell'esperienza di crescere in un gruppo di pari sia finita per sempre****.

* Ho compiuto quarant'anni un paio di settimane fa.
** A parte forse Mauro, ma lui è un caso a parte.
*** Però ancora oggi non so chi ha ucciso Laura Palmer.
**** Quando scrivo cose del genere sembro quasi una persona seria.

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