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Rompere gli schemi

So che ultimamente i miei post sembrano un po' monotematici, ma in questi giorni mi sono trovato spesso a pensare che, da appassionato di F1 quale sono, mi spiace essermi perso quasi completamente, per motivi squisitamente anagrafici, quella stagione irripetibile che è andata dalla fine degli anni '60 all'inizio degli '80.
Per molti la F1 odierna è diventata troppo tecnica, troppo fredda e irrimediabilmente pallosa, e anche se non sono completamente d'accordo, è innegabile che qualche decennio fa c'era molto più spazio per l'intuizione e per l'audacia, sia da parte dei piloti che da parte dei tecnici. Oggi le macchine di F1 sono molto simili tra loro, e credo che vedendole senza i loro colori sarebbe difficile distinguere una Toyota da una Renault. Sfido invece chiunque a confondere, ad esempio, una Lotus 72 con una Tyrrell 006 (in pista nel 1973) o una Ferrari T4 con una Renault RS10, entrambe del 1979.
E poi c'è la Tyrrell P34, più nota come "sei ruote" (esatto, sei), scesa in pista, cogliendo anche una vittoria, nel 1976 e 1977. Probabilmente la macchina di F1 più coraggiosa mai costruita, probabilmente una delle più belle, sicuramente una testimonianza di un mondo - ormai defunto - in cui a volte la creatività e il genio avevano la meglio sul budget.

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