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8 maggio 1982

So già che con questo post sconfinerò nel patetico, ma non mi importa: 25 anni fa se ne andava una delle mie leggende di bambino, e si sa, quando si parla di leggende, non si può essere equilibrati.
La morte di Gilles VIlleneuve, le immagini televisive dell'incidente, con il corpo sbalzato fuori dall'abitacolo che attraversa tutta la pista e si schianta contro la recinzione, sono tra i ricordi più nitidi - e più tristi - della mia infanzia.
Può sembrare strano che un bambino di nemmeno 8 anni (quanti ne avevo io l'8 maggio 1982) sia stato colpito così tanto da un evento del genere, ma in casa mia la Febbre Villeneuve c'era per davvero, ed era pure alta. Sono cresciuto in una famiglia di stretta osservanza Ferrarista, e il culto di Gilles mi è stato trasmesso insieme al latte materno.
Sono cresciuto leggendo su Auto Sprint e Rombo le imprese di questo piccolo quebecois dall'aria tranquilla, che quando si metteva al volante diventava una furia: il duello con Arnoux a Digione, il giro su tre ruote a Zandvoort, il trionfo di Monza (l'ultimo campionato Ferrari prima dell'avvento di un certo Michael Schumacher!), il capolavoro di Jarama, la sfida con l'F-104... fino alla gara di Imola dell'82, al tradimento di Pironi (ebbene sì, confesso che non mi è ancora passata, 25 anni dopo) e alla curva Terlamen di Zolder.
Per me era più di un uomo, era un cartone animato, un supereroe: aveva il suo simbolo (il casco), il suo robottone (la Ferrari) e perfino i superpoteri: per uscire senza danni da tutti gli incidenti doveva essere invulnerabile. E invece...


Non voglio però chiudere su una nota triste, quindi finisco questo mio ricordo di Gilles con il video di quella che da molti è ritenuta la sua più grande impresa, il celeberrimo duello a ruotate con Arnoux, e con una frase di Keke Rosberg, campione del mondo nel 1982: "Non c'è alcun dubbio, Gilles era straordinariamente coraggioso. Era il più gran bastardo contro cui si potesse correre e che io abbia mai conosciuto, ma era assolutamente leale. Un pilota grandissimo."

Grazie di tutto, Gil.


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