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Game of Thrones (o: della fruizione dei media nell'epoca del Web)


Domenica 17 aprile HBO ha trasmesso l'attesissimo primo episodio di Game of Thrones, serie tratta dal (quasi) omonimo libro di George R. R. Martin. Lunedì 18, grazie a bittorrent e agli ottimi subber di itasa, ho potuto godermela insieme alla mia metà comodamente assiso sulla mia fidata POÄNG. Qualche riflessione sparsa.

1) GoT si preannuncia come una serie favolosa. La resa visiva è semplicemente spettacolare: il production design è probabilmente il migliore che abbia mai visto sul piccolo schermo, e non sfigurerebbe in una produzione cinematografica. Gli attori mi sono sembrati tutti assai centrati, con il picco di Peter Dinklage (Tyrion) e l'unica piccola eccezione di Nikolaj Coster-Waldau (Jamie), che esteticamente non mi ha convinto del tutto (leggasi: l'avrei scelto più bello). E poi c'è la storia, ma a quella ci ha già pensato Martin, e quindi si va sul sicuro. Speriamo solo che, fatte salve le ovvie licenze che si devono prendere nel passaggio dalla pagina allo schermo, la HBO rimanga il più fedele possibile ai libri.

2) Tecnicamente credo di avere violato qualche legge nel procurarmi GoT, ma - oltre a non provare nessun rimorso per averlo fatto - mi chiedo come avrei potuto vederlo in maniera legale, visto che in Italia HBO non arriva. In teoria dovrei aspettare che la serie esca in Dvd, ma non mi sognerei mai di comprare qualcosa che non ho già visto e apprezzato. Quindi?

3) La tanto celebrata e tanto pubblicizzata Tv on demand, almeno per chi ha un minimo di competenza informatica, è già qui. Con una connessione a banda larga e un lettore DivX da 50 Euri tutti i palinsesti del mondo sono a disposizione; ormai sono anni che vedo le serie che mi interessano (House, Castle, Bones, The Big Bang Theory...) con un ritardo che va dalle 24 alle 48 ore rispetto alla loro messa in onda negli US of A, e con il vantaggio ulteriore di godermele in orginale.

4) Questa facilità di accesso non è limitata solo ai programmi televisivi: pochi anni fa sarebbe stato impensabile per un italiano seguire la MLB e le peripezie dei Boston Red Sox; oggi sono più aggiornato su di loro che sull'Inter (il cui sito, un tempo all'avanguardia, comincia a denunciare le prime rughe), mi godo gli highlights delle partite e le iniziative per il futuro centenario di Fenway Park.

5) E concludo: tutto ciò senza parlare dell'esplosione delle possibilità di fruizione di musica che Internet permette. A proposito: quando arriverà Spotify in Italia? 

Mai, temo, vista la considerazione media di cui gode la Rete nel nostro Paese - e viceversa; basta pensare a quanto ci ha messo amazon ad aprire il sito italiano.

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