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FilmRece: Oppenheimer

L'Operazione Barbenheimer si è conclusa sabato 9 all'Arcadia di Melzo, come dicevo qui, con la proiezione in 70mm in sala Energia di Oppenheimer che, come minimo, risolve l'annosa questione su quale sia il miglior film di Nolan (Batman esclusi) tra The Prestige e Dunkirk.
Inizio le mie considerazioni sul film citando Oliver Stone, non esattamente uno qualunque, che ha scritto su Twitter* (traduzione e [note] a cura del vostro affezionatissimo):
 
Sono rimasto seduto per le tre ore di Oppenheimer, catturato dal racconto di Chris Nolan. La sua è una sceneggiatura a più livelli, affascinante. Conosco bene il libro di Kai Bird e Martin J. Sherwin**, e in passato ho rifiutato il progetto [di trarne un film] perché non sono riuscito ad arrivare alla sua essenza. Nolan ce l'ha fatta.
(Nei tweet successivi Stone sbraca un po', in particolare quando cita le sue ipotesi sulla resa del Giappone alla fine della seconda guerra mondiale, ma questo è un altro discorso.) 
 
Questo è il primo aspetto che mi ha colpito del film: è la biografia di un fisico teorico, molto parlata, eppure non c'è un solo momento di noia o anche solo un calo d'intensità, e le sue tre ore di durata, in sala, sembrano molto più brevi. Merito, come dice Stone, di una sceneggiatura che rasenta la perfezione: che riesce, ad esempio, a trasformare una grigia udienza per il rinnovo di un nulla osta di sicurezza (🥱) in un'appassionante scontro di personalità e in un intrigo degno di Game of Thrones.
E merito, ovviamente, di un Cillian Murphy maestoso, avviato, come minimo, a una nomination all'Oscar. Non vedevo un'interpretazione così fisicamente intensa dal Joker di Joaquin Phoenix, anche se ovviamente Murphy è molto meno istrionico e, quasi sempre, molto più controllato (in questo mi ha ricordato il Neil Armstrong di Ryan Gosling in First Man). La performance di Murphy è ancora più straordinaria considerando il livello del cast con cui ha recitato: innanzitutto Robert Downing Jr, Emily Blunt, Matt Damon e Florence Pugh, magnifici, e poi Kenneth Branagh, Jason Clarke, James D'Arcy, Josh Hartnett, Matthew Modine, Rami Malek; tutti, non importa quanto piccola fosse la loro parte, a livelli altissimi. Ho trovato ottime, in particolare, le interpretazioni di Alden Ehrenreich, eloquente quanto mai pur nel ruolo dell'assistente di un politico (!), Casey Affleck, che è riuscito a far percepire la determinazione paranoica del suo colonnello Pash quasi solo con lo sguardo, e Gary Oldman, un Presidente Truman magistrale.
La fotografia, e in generale tutto il comparto visivo di Oppenheimer sono fenomenali*** e la scelta dell'alternanza tra colore e bianco e nero, o tra Fissione e Fusione, come indicano due cartelli all'inizio delle prime scene, è forse un po' cervellotica, ma geniale.
Come già in altri suoi film (Dunkirk su tutti), Nolan racconta la sua storia quasi tanto con l'audio quanto con il video. La colonna sonora di Ludwig Göransson****, molto più presente di quanto mi aspettassi (ho letto che hanno un accompagnamento musicale due ore e mezza sulle tre totali) è una delle più belle che abbia sentito ultimamente, epica e complessa; e altrettanto importanti sono i silenzi, che forse mai come qui diventano fondamentali per la narrazione.
 
Sarebbe inutile far finta che non stessi aspettando la sequenza dell'esplosione della prima atomica della storia: anche se il film è molto, molto di più, Trinity è, senza dubbio, il suo cuore, il suo centro narrativo ed emotivo, il punto di non ritorno, il culmine di tutto quello che è venuto prima e il motore di tutto quello che viene dopo. E Nolan non ha deluso. Probabilmente l'ho fatto io con questo anticlimax, ma davvero non avrebbe senso descrivere a parole una sequenza che, sono pronto a scommettere, entrerà nella storia del cinema, per costruzione, esecuzione, intensità.
 
Come dicevo nell'introduzione, un capolavoro, che è ancora in programmazione in 70mm nella sala Energia dell'Arcadia di Melzo. Se potete, andate a vederlo.

(Edit semiserio del 15 settembre 2023. Era probabilmente inevitabile che Oppenheimer mi piacesse così tanto: in una delle primissime scene si vede una copia di The Waste Land, la mia poesia (poema? poemetto?) preferita (preferito?). Ho letto anche un articolo che traccia un parallelismo tra la struttura dell'opera di Eliot e quella del film di Nolan, che inizierebbero e finirebbero allo stesso modo. Sarebbe una chicca molto Nolaniana, in effetti.)
 

* Sorry, Elon, non mi convincerai mai a chiamarlo X.
** American Prometheus (in italiano semplicemente Oppenheimer), biografia premio Pulitzer e fonte principale per il film di Nolan.
*** Almeno in 70mm, sono curioso di vedere quanto renderà il film in blu-ray, che ovviamente comprerò il giorno dell'uscita.
**** Che ha già lavorato con Nolan in Tenet, e che io ho conosciuto con The Mandalorian.

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